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Lunedi 2/22/2010

ONCE YOU ARE BORN, YOU CAN’T BE NEUTRAL.

Some 100 people gathered at Ush Ghrab in Beit Sahour to pray for peace and protest the planned military presence there.   As we were gathering in peaceful contemplation and prayer, Israeli army jeeps quickly rolled in between us and one officer barked orders in Hebrew. We explained to them in Arabic and English that we do not understand Hebrew (later we realized they also knew Arabic and English) but they immediately started throwing concussion grenades and tear gas at the elderly, women, children, the priest doing the prayer, other town people and internationals (Christians and Muslims). A translator who reviewed our video footage later in the day said that their orders meant we have one minute to disperse!  The priest’s words, delivered as the army was attacking, was to plead to God to teach us to live in dignity based on morality and speak out for what is right (then we gave the Lord’s prayer together). But considering the unusual circumstances, we persisted and succeeded in holding our ground.  On image captured on video that sticks out in my mind is Issa, which is Arabic for Jesus, holding his child in his arms while kicking the teargas canister.  His other child had started crying with the noise of a concussion grenade.

The tape done by IMEMC.org professional photographer Ghassan shows the rest of it: http://www.youtube.com/watch?v=4he1vayLrfo

My thought to the 40,000 people receiving this: If after watching this, you are not outraged, then you have no humanity.  If you are outraged and is able to do something about it, but don’t, then you have abrogated your moral responsibility.  Doing something about it means joining us next week if you are in the Bethlehem district or, if you are not, pressuring your government and the 101 other ways you know about that can make a difference.

The popular committee will continue and asks all of you to join us at 11 AM at Ush  Ghrab next week where will have better organization and ensuring that young children and elderly who join us will be away from any potential area of conflict (we just did not expect the speed and viciousness of the Israeli attack this time). Despite the arrayed forces against us (including both Israeli and unfortunately some supine Palestinians), we believe in the power of popular resistance to move conscience and achieve results. The examples from our town of Beit Sahour during the first uprising of the late 1980s and
places like Bilin in the past few years should be ample proof. The fact that Bilin retrieved over 1500 dunums of its land thanks to its popular resistance in ALL its forms. They are still going on strong five years later and they grew from a handful to thousands. 

The attack on peaceful demonstrations fit a pattern of pathology (psychosis) indicative of the bankruptcy of the apartheid state.  Israeli forces shot at a private vehicle in Husan near Bethlehem yesterday injuring three civilians including one critically. Their insults to foreign countries, demeaning the Turkish ambassador, use of foreign passports in sending hit squads are all telling: mafia like actions. Acting irrationally and lashing out helps show the rest of the world the true nature of this sick regime.
I am so proud of the people who came and joined together with us and for those of you who did not join us, you missed something rather amazing. The best of humanity is on the march with love. Those of us who were here are energized and wish you would  come and join us in “joyful participation in the sorrows of this world”.  You can’t be neutral on a moving train. You are either on the side of justice or you are contributing to the injustice.

Silence is complicity.

http://www.qumsiyeh.org  
http://www.pcr.ps

“Ci troviamo ormai di fronte all’esercizio di una potenza allo stato puro, incurante di sovranità e rappresentanza, alla  Realtà Integrale di una potenza negativa. Finché trae la propria sovranità dalla rappresentanza, finché esiste una ragione politica, il potere può trovare un equilibrio - in ogni caso, può essere combattutto e contestato. Ma il venire meno di questa sovranità lascia spazio ad un potere sfrenato, senza contropartita, feroce - di una ferocia non più naturale, ma tecnica. E che, per uno strano ricorso, ritroverebbe qualcosa delle società primitive, le quali, non conoscendo il potere, sarebbero secondo Lévi-Strauss società senza storia.E se noi, la società mondiale attuale, ridiventassimo, all’ombra di questo potere integrale, una società senza storia?”.
Jean BaudrillardIl Patto di lucidità o l’intelligenza del Male (p. 102)Raffaello Cortina Editore - Milano 2006
Sabato 2/6/2010

“Ci troviamo ormai di fronte all’esercizio di una potenza allo stato puro, incurante di sovranità e rappresentanza, alla  Realtà Integrale di una potenza negativa. Finché trae la propria sovranità dalla rappresentanza, finché esiste una ragione politica, il potere può trovare un equilibrio - in ogni caso, può essere combattutto e contestato. Ma il venire meno di questa sovranità lascia spazio ad un potere sfrenato, senza contropartita, feroce - di una ferocia non più naturale, ma tecnica. E che, per uno strano ricorso, ritroverebbe qualcosa delle società primitive, le quali, non conoscendo il potere, sarebbero secondo Lévi-Strauss società senza storia.
E se noi, la società mondiale attuale, ridiventassimo, all’ombra di questo potere integrale, una società senza storia?”.

Jean Baudrillard
Il Patto di lucidità o l’intelligenza del Male (p. 102)
Raffaello Cortina Editore - Milano 2006

What do we really share underneath…
Giovedi 2/4/2010

What do we really share underneath…

Mercoledi 2/3/2010

The struggle for the hill-top goes on.

Shdema, a new illegal settlement is rising.
Under our nose. In the back of Palestinian people.

The “democratic” western Israel.

You are welcome to discuss with us about…
Venerdi 1/29/2010

You are welcome to discuss with us about…

Mai più. Mai più… Masada cadrà.

Lo sapete, sono un uomo di pace. Cerco sempre di trovare la strada dell’intelligenza integrale anche quando lo stomaco e l’emotività sembra prevalere. Eppure ho deciso di sospendere momentaneamente la parola Pace dal mio vocabolario per una verifica attitudinale e di mandarla dal meccanico etimologico per una seria revisione e pulitura, incrostata com’è dal senso comune.

Sono cresciuto in un’epoca che ha creato il prodotto della Pace® attraverso una stagione di eventi le cui dinamiche per forza di cose non potevano essere realmente spiegate o approfondite dai media. Negli anni ‘90 Pace® si è rapidamente diffusa a livello globale attraverso il tappeto blu delle forze “liberali” occidentali e il progressivo deterioramento del blocco “pauperista” comunista. Così sembrava, almeno.

Contestualizzando, nel ‘93 i processi di pace di Oslo e Camp David delineavano uno scenario di grande fiducia in Medio-Oriente, dove gli attori in campo scendevano dal tank per interloquire e stringersi la mano. Ma pochi sapevano che cosa quei trattati serbavano per la spartizione del territorio. Il clima che si respirava in Israele e Cisgiordania era di autentico rilancio e fiducia. Tuttavia, oltre all’effetto rilassante di massa, tecnicamente non hanno risolto ma anzi complicato la gestione del territorio, quindi del conflitto, offrendo alla più forte delle parti in gioco ben presto la possibilità di amministrare pressoché tutto lo spazio, nel dedalo delle aree A-B-C, con licenza di sconfinamento. Con mezzi legali, apparentemente legali o totalmente illegali a forte predominanza di questi ultimi. Con quale complicità dell’OLP, non lo so.
Pronto un collaterale e fiorente mercato dei Diritti Umani®, producendo grandi affari in Palestina così come in Africa e America Latina.

Pace® quindi. E Amore®, Libertà® e Democrazia®. Partecipazione®. Dialogo®.
Solidarietà®.

Svuotamento di senso. Ascoltando le parole di persone come Schifani in Parlamento (tanto per fare un esempio vicino e di preoccupante ordinarietà) si capisce facilmente che la retorica si è totalmente impossessata di questi concetti come un cavallo di Troia, per lubrificare le azioni di governo: sodomia di massa.
La retorica del “Mai più” invece, così come delle Giornate Commemorative® e dei Minuti di Silenzio®, non è stata accompagnata da una reale comprensione della complessità dei fatti e soprattutto delle dinamiche interne all’essere umano. A partire dall’Olocausto se vogliamo e soprattutto nel suo legame con la formazione dello Stato di Israele. Mi dichiaro colpevolmente ignorante e in fase di rimedio, spedendo a letto senza cena la Pace® e dando un’occhiata io stesso molto più da vicino, recuperando il tempo perduto su qualche buon documento e agendo.

Dovrebbe essere inconcepibile che l’oggetto del “Mai più”® sia oggi perpetrato, in modo abile, laterale e complice, dai discendenti di quello stesso dramma emblematico a riassumere tutta la brutalità di cui è capace l’essere umano nei confronti del prossimo, facendosi loro stessi i più grandi profanatori della Shoah. Eppure è ingenuo pensare così. La realtà è che la tecnologia evolve molto più velocemente dell’essere umano, modificato e agito dalla tecnologia stessa. L’evoluzione intenzionale rimane una dote ancora d’elite e le istituzioni formative d’apparato ringraziano una dilagante mansuetudine. Una questione di rapporto tra colonialismi e colonizzati. Di strategie di estensione e mantenimento del modello e di eliminazione delle cause che questa estensione frena. Refrattari (o impreparati) alle interferenze e al cambiamento.

Quindi è tempo di sostituire le categorie astratte con concetti più concreti e con azioni definite da un panorama organizzativo e attivo che vi si aggreghi. Si dovrebbe partire, per fare un esempio, da:
- il rispetto del Diritto Internazionale
- lo stop REALE agli insediamenti
- restituzioni realistiche o compensative dei terreni confiscati e del danno psicologico
- la condivisione delle risorse
- l’eliminazione delle barriere fisiche e psicologiche che impediscono lo sviluppo e l’evoluzione palestinese
- metodologie non violente di pressione sociale internazionale
- l’individuazione della rete di complessità
- la formazione di gruppi di lavoro sul campo 
- ecc…
Questi non sono ingredienti di un processo di Pace, ma a malapena alcune opportunità per lenire, ad oggi, sentimenti distruttivi. Poi si vedrà.

Israele si è conquistata il diritto di esistere. Il suo popolo dev’essere rispettato. Ostaggio, come i palestinesi, di un dispositivo statale, legale e militare che non si è dotato di strumenti costituzionali per il rispetto della persona con pareri e consuetudini civili differenti. 
Ribaltando l’idea comune che un pò tutti abbiamo, potremmo affermare che non è pronta per diventare una democrazia.
Questa testosteronica nazione si è ricavata il proprio spazio. Ma non gli basta. Altro ne rivendica per motivi geo-politici e altro per motivi religiosi. Una lotta protratta con atteggiamenti estremisti e fanatici. Le motivazioni non sono molto diverse da quelle di altre colonizzazioni della storia. L’America con i pellirossa e gli indios, il Sud Africa, l’India, il Medio Oriente, l’Africa nera e quella settentrionale. Le tecniche invece sono clinicamente raffinate, anche nella loro brutalità. Mimetiche.

Sono stato a Masada, rudere dell’antica città della Giudea posta sulla cima di un monte affacciato sul Mar Morto. Un luogo unico e dalle suggestioni più sublimi. Nel cuore della Cisgiordania (in Palestina, Territori Occupati). Alle spalle il deserto, di fronte la Giordania. Un luogo strategico che è stato teatro nel 72 d.C. del suicidio di massa della comunità ebraica che lo abitava, motivato dall’inesorabile avanzata dell’esercito romano arrivato a reprimere l’ultima e apparentemente insespugnabile roccaforte della rivolta giudea. Meglio morire che finire trucidati o schiavi.

Qui i cadetti dell’esercito israeliano vengono a prestare giuramento e a rinnovare l’orgoglio nazionale in questo naturale trampolino per la volta celeste, all’urlo di: “Metzadà shenìt lo tippòl!”.
Mai più Masada cadrà.

Martedi 1/26/2010

“This project deals with a fundamental question.

How Israeli colonies – the architecture of Israel’s colonization – could be reused, recycled or re-inhabited by Palestinians, at the moment it is unplugged from the military/political power that charged it.”

Decolonizing Architecture

1- see two things simultaneously2- grab a new vision that you cannot ignore anymore3- architectural 3D operation on forms4- activist stencil after spraying with “writer-tag” forms
Lunedi 1/25/2010

1- see two things simultaneously
2- grab a new vision that you cannot ignore anymore
3- architectural 3D operation on forms
4- activist stencil after spraying with “writer-tag” forms

LETTERS FROM THE PAST.

December 4, 1948
To the Editors of New York Times.

Among the most disturbing political phenomena of our times is the emergence in the newly created state of Israel of the “Freedom Party” (Tnuat Haherut), a political party closely akin in its organization, methods, political philosophy and social appeal to the Nazi and Fascist parties. It was formed out of the membership and following of the former Irgun Zvai Leumi, a terrorist, right-wing, chauvinist organization in Palestine.

The current visit of Menachem Begin, leader of this party, to the United States is obviously calculated to give the impression of American support for his party in the coming Israeli elections, and to cement political ties with conservative Zionist elements in the United States. Several Americans of national repute have lent their names to welcome his visit. It is inconceivable that those who oppose fascism throughout the world, if correctly informed as to Mr. Begin’s political record and perspectives, could add their names and support to the movement he represents.

Before irreparable damage is done by way of financial contributions, public manifestations in Begin’s behalf, and the creation in Palestine of the impression that a large segment of America supports Fascist elements in Israel, the American public must be informed as to the record and objectives of Mr. Begin and his movement.

The public avowals of Begin’s party are no guide whatever to its actual character. Today they speak of freedom, democracy and anti-imperialism, whereas until recently they openly preached the doctrine of the Fascist state. It is in its actions that the terrorist party betrays its real character; from its past actions we can judge what it may be expected to do in the future.

Attack on Arab Village

A shocking example was their behavior in the Arab village of Deir Yassin. This village, off the main roads and surrounded by Jewish lands, had taken no part in the war, and had even fought off Arab bands who wanted to use the village as their base. On April 9 (THE NEW YORK TIMES), terrorist bands attacked this peaceful village, which was not a military objective in the fighting, killed most of its inhabitants (240 men, women, and children) and kept a few of them alive to parade as captives through the streets of Jerusalem. Most of the Jewish community was horrified at the deed, and the Jewish Agency sent a telegram of apology to King Abdullah of Trans-Jordan. But the terrorists, far from being ashamed of their act, were proud of this massacre, publicized it widely, and invited all the foreign correspondents present in the country to view the heaped corpses and the general havoc at Deir Yassin.

The Deir Yassin incident exemplifies the character and actions of the Freedom Party.

Within the Jewish community they have preached an admixture of ultranationalism, religious mysticism, and racial superiority. Like other Fascist parties they have been used to break strikes, and have themselves pressed for the destruction of free trade unions. In their stead they have proposed corporate unions on the Italian Fascist model.

During the last years of sporadic anti-British violence, the IZL and Stern groups inaugurated a reign of terror in the Palestine Jewish community. Teachers were beaten up for speaking against them, adults were shot for not letting their children join them. By gangster methods, beatings, window-smashing, and wide-spread robberies, the terrorists intimidated the population and exacted a heavy tribute.

The people of the Freedom Party have had no part in the constructive achievements in Palestine. They have reclaimed no land, built no settlements, and only detracted from the Jewish defense activity. Their much-publicized immigration endeavors were minute, and devoted mainly to bringing in Fascist compatriots.

Discrepancies Seen

The discrepancies between the bold claims now being made by Begin and his party, and their record of past performance in Palestine bear the imprint of no ordinary political party. This is the unmistakable stamp of a Fascist party for whom terrorism (against Jews, Arabs, and British alike), and misrepresentation are means, and a “Leader State” is the goal.

In the light of the foregoing considerations, it is imperative that the truth about Mr. Begin and his movement be made known in this country. It is all the more tragic that the top leadership of American Zionism has refused to campaign against Begin’s efforts, or even to expose to its own constituents the dangers to Israel from support to Begin.

The undersigned therefore take this means of publicly presenting a few salient facts concerning Begin and his party; and of urging all concerned not to support this latest manifestation of fascism.

(signed)

ISIDORE ABRAMOWITZ, HANNAH ARENDT, ABRAHAM BRICK, RABBI JESSURUN CARDOZO, ALBERT EINSTEIN, HERMAN EISEN, M.D., HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D., H.H. HARRIS, ZELIG S. HARRIS, SIDNEY HOOK, FRED KARUSH, BRURIA KAUFMAN, IRMA L. LINDHEIM, NACHMAN MAISEL, SYMOUR MELMAN, MYER D. MENDELSON, M.D., HARRY M. ORLINSKY, SAMUEL PITLICK, FRITZ ROHRLICH, LOUIS P. ROCKER, RUTH SAGER, ITZHAK SANKOWSKY, I.J. SCHOENBERG, SAMUEL SHUMAN, M. ZNGER, IRMA WOLPE, STEFAN WOLPE

http://www.globalwebpost.com/farooqm/study_res/einstein/nyt_orig.html

27 marzo 2002
Al Ministro della Difesa Ben Eliezer

Un ufficiale ai suoi ordini mi ha inflitto oggi 28 giorni di prigione militare per il mio rifiuto a prestare il servizio di riserva obbligatorio.
Io non mi rifiuto di servire solo nei Territori Occupati Palestinesi, come ho fatto negli ultimi quindici anni, ma io rifiuto di servire nell’esercito israeliano in ogni forma.

Fin dal 29 settembre del 2000 l’esercito israeliano ha condotto una “sporca guerra” contro l’Autorita’ Palestinese. Questa guerra sporca include esecuzioni extragiudiziali, omicidi di donne e bambini, distruzione delle infrastrutture economiche e sociali della popolazione palestinese, l’incendio di terreni agricoli, lo sradicamento sistematico degli alberi. Voi avete seminato terrore e disperazione, ma non siete riusciti a raggiungere il vostro obiettivo fondamentale: il popolo palestinese non ha rinunciato ai propri sogni di sovranita’ e indipendenza. Ne’ tantomeno avete dato sicurezza al vostro stesso popolo, malgrado tutta la violenza distruttiva dell’esercito, del quale lei e’ responsabile.

Alla luce del vostro grande fallimento, noi siamo ora testimoni di un dibattito intellettuale tra Israeliani della peggiore specie: una discussione circa la possibile deportazione e l’omicidio di massa dei Palestinesi. Il fallito tentativo dei leaders del Partito Laburista di imporre un accordo al popolo Palestinese ci ha trascinato in una “sporca guerra” per la quale i Palestinesi e gli Israeliani stanno pagando con la loro vita. La violenza razzista dei servizi di sicurezza israeliani, che non vede persone, ma solo “terroristi” ha aggravato il circolo vizioso della violenza per entrambi, Palestinesi e Israeliani.

Anche gli israeliani sono vittime in questa guerra. Sono vittime della scellerata ed errata aggressione dell’esercito di cui lei e’ il responsabile. Anche quando lei ha intrapreso i piu’ terribili attacchi contro il popolo palestinese, non ha compiuto il suo dovere: dare sicurezza ai cittadini Israeliani. I Tanks a Ramallah non hanno potuto fermare la sua piu’ mostruosa creazione: la disperazione che esplode nei caffe’. Lei, e gli ufficiali militari ai suoi ordini, avete creato degli esseri umani la cui umanita’ sparisce nella disperazione e nell’umiliazione. Voi avete creato questa disperazione e voi non potete fermarla.

Mi e’ chiaro che lei ha rischiato tutto nella sua vita solo perche’ continui la costruzione illegale e immorale degli insediamenti, per Gush Etzion, Efrat e Kedumim: per il cancro che consuma il corpo sociale israeliano. Negli ultimi 35 anni gli insediamenti hanno trasformato la societa’ israeliana in una zona pericolosa. Lo stato israeliano ha seminato disperazione e morte tra gli israeliani e i palestinesi. Per questo io non voglio servire nel suo esercito. Il suo esercito, che chiama se stesso “Israeli Defence Force” (Forza di Difesa di Israele) non e’ niente di piu’ che il braccio armato del movimento delle colonie. Questo esercito non esiste per dare sicurezza ai cittadini israeliani, esiste per garantire che continui il furto della terra Palestinese.

Come Ebreo io mi ribello ai crimini che questa milizia commette contro il popolo Palestinese. E’ mio dovere, come Ebreo e come essere umano, rifiutarmi nel modo piu’ categorico di avere un ruolo in quest’esercito. Come figlio di persone vittime dell’olocausto e della distruzione, non posso avere un ruolo nella vostra politica insana. Come essere umano e’ mio dovere rifiutarmi di partecipare a qualsiasi istituzione che commette crimini contro l’umanita’.

Sinceramente suo,
Sergio Yahni

Primi tentativi di mappare gli attori in gioco. E il loro contesto d’azione.

Il mio tallone d’Achille è la sinusite mista ai cervicali e la posizione nel taxi collettivo, in fondo e laterale, mi impone una lama di vento che spiffera dal finestrino di fronte. Non c’è modo di chiudere quel dito e mezzo che separa i due vetri.

Quando arrivo a Nablus sono già mezzo stordito. L’animosità dell’enorme e meraviglioso mercato completa l’opera e mi mangio le mani a non poter leggere con lucidità questa pur meravigliosa città, nonostante i segni lasciati dalla repressione che ne fanno la più martoriata della seconda Intifada. Si vede che è una città più povera. Si vede che la gente mostra segni di imbruttimento. Più duri. Ma sempre disponibili a darti delle indicazioni, qualcuno ad accompagnarti direttamente al luogo, altri ancora a sorridere.

Lo vedo anch’io che manifesti e locandine che ritraggono i “martiri” dipartiti o incarcerati qui si sono moltiplicati, rispetto a quanto visto nelle altre città. A Ramallah compaiono anche dotati di retroilluminazione, ma qui la quantità ti fa sentire di percorrere un assurdo e lunghissimo necrologio.
Mi riconnetto con il post “cattive notizie da Nablus e Gaza”… neppure un mese fa l’esercito aveva reagito contro tre probabili terroristi. Leggo da altre fonti di informazione che non sono stati uccisi nei pressi del muro, ma che sono andati a prenderseli a casa. La notte. E senza scontri a fuoco, ne verifiche o processi… bum bum. “Non ti meravigliare… capita spesso così. Si fa prima”.
Per gli amanti della pornografia del conflitto, un link. http://electronicintifada.net/v2/article11001.shtml

Ah già chiedo scusa… ero ufficialmente in vacanza, ma le contingenze mi hanno portato ad un breve ritorno a Betlemme e al solito resoconto poco pacifico. Vogliate perdonarmi. A Nablus fanno il famoso sapone all’olio d’oliva, talmente buono che vi verrebbe voglia di addentarlo. I dolci sono strepitosi, tanto da rendere questa città un riferimento per gli amanti del genere.
Domani se smette di piovere che Allah la manda vado al mare. Promesso.
Pace e bene.

Battir.

Battir è un luogo speciale.
Lungo la strada apprendo dalle mie guide altri piccoli dettagli che compongono il set disposto dalla macchina del controllo. Come l’obbligo Stateless in alcuni tratti di passare attraverso dei tunnel e il progetto in fase di realizzazione di una rotonda check-point dove ora si radunano taxi e services, unico modo da Beit Jalla di arrivare motorizzati a Battir e d’intorni.

Presto o tardi questo moto-raduno sparirà e le avvisaglie sono le sempre più frequenti e salate multe dispensate da agenti in borghese. Innanzitutto, demoralizzare. Il progetto è isolare tutta l’area per raggruppare un insieme di colonie in un’unica urbanizzazione di cui farebbe parte anche la terza colonia della West Bank, in ordine di grandezza.

Arriviamo intraprendendo una sconnessa mulattiera (con sosta check-jeep militare), un tratto di E60 e poi la strada comunale.
Le wadi (vallate) di Battir ospitano meravigliosi terrazzamenti coltivati.
Raccogliamo della salvia e un’altra pianta aromatica che ci profuma le mani. Siamo seduti sulle pietre a buttare quattro parole al vento (ce n’è davvero molto oggi) sull’occupazione e sul tentativo di pianificare in un contesto in continua mutazione ed una macchina di inesorabile efficienza come avversario.
Ci avviciniamo ad un casolare demolito dagli israeliani perché in zona C. Di per sè davvero brutto e un crimine contro la natura. Un modo poco colto ma necessario di integrarsi con il territorio è stato punito in realtà non perché eco-mostro, ma per dissuasione contro qualsiasi grillo di auto-determinazione. S. Mi fa notare, con un colpo di archeologia della distruzione, che i ferri scoperti in realtà sono di vecchio tipo, lisci e senza la filettatura oggi in uso. Si tratta quindi molto probabilmente di una demolizione recente di un fabbricato vecchio.

Tra i tanti danni dell’edilizia palestinese al territorio, c’è n’è uno che cattura la nostra attenzione lungo la strada. Un villone holliwoodiano che devo assolutamente fotografare e che si rivela un piccolo racconto sui confini. Infatti, il probabile custode del cantiere allarmato dal nostro interesse e che la paura istiga a trasmetterci altra paura (attenti… la gente del luogo pensa che siate israeliani a caccia di abusi!) ci spiega come questo capolavoro sia stato eretto parte in zona B e parte in zona C (A: controllo amministrativo e militare palestinese; B: controllo amministrativo palestinese e militare israeliano; C: controllo amministrativo e militare israeliano). L’esito di questa sfida evidentemente dettata dal potere del denaro si è nel frattempo risolta in un blocco dei lavori.

Nel wadi più bello, lì dove dovrebbe passare il muro, per fortuna oggi c’è ancora un tratto della ferrovia ottomana che collegava Il Cairo a La Mecca. Grazie a questa sospensione di rigore, gruppi di palestinesi possono varcare il confine e approdare clandestinamente in territorio israeliano approfittando della notte, delle nebbie e della finta distrazione delle guardie forestali, lavorare in nero per un paio di settimane guadagnando otto volte tanto e poi tornarsene nella riserva.

Battir è una cartina tornasole dell’appendicite cronica di cui soffre la Linea Verde (quella su cui dovrebbe correre un netto e condiviso confine). Infatti le diverse zone definite a Oslo qui si sovrappongono e oltrepassano i confini come una composizione di Mirò. Il caos.

Dal punto di vista della… vista, non c’è niente da dire. Se non: “meraviglia”.

The struggle for the hill-top.

[ Ieri mattina ad Oush Grab, un gruppo di coloni ha incontrato le fanatiche “donne in verde” che guidano la riconquista della collina ed ex-base militare, da loro rinominata Shdema. ]

Mi faccio lasciare dal taxi a circa 200 metri dal luogo, coperto da una curva alberata per non dare nell’occhio, ma man mano che cammino la mia convinzione precipita per diverse ragioni. Sono solo e senza la press-card che mi era stata promessa, oggi non ho un’espressione da bravo cristiano, X. non appena svegliato mi ha strizzato con una sorta di simulazione di interrogatorio con tanto di “r” ebraica, la sera prima L. mi ha sconsigliato l’avventura (pare che dalla sua esperienza, se non arrivi con l’autobus dalla colonia o da Gerusalemme, i coloni siano estremamente sospettosi e ci sia poco da scherzare…). In più l’esercito che pattuglia l’area.

Infatti il primo benvenuto mi viene dato da parte di due soldati/poliziotti: “Where’r you from?!” dopo avermi detto qualcosa in ebraico dalla jeep appostata ed aver ricevuto il mio “…sorry?”. “Ok, the hill is up there, but the access is denied for 3/4 hours… don’t go up, it’s ok?!”. Gironzolo attorno alla collina per controllare le presenze e l’effettiva sorveglianza, mi decido a prendere il viottolo che porta all’accesso della collina e al parco attrezzato con ristorante costruito dalla municipalità con finanziamenti europei e americani. Quello che nel video pro-Shdema le women in green sostengono essere un abuso edilizio degli arabi. Mentre percorro il vialetto, uno dei soldati della jeep mi richiama “hei! don’t go up!”. No, non salgo no… direi che di salire non se ne parla. Quattro soldati fanno la ronda anche sul fianco della collina e altri due dalla diroccata torretta d’avvistamento. Oush Grab. Il nido dei corvi, in arabo.

Che rilevanza ha per me insistere ormai, unirmi a queste persone e sorbirmi, in ebraico, una conferenza sul rapporto tra Kabala e diritto alla terra, quando il materiale più scottante mi attende nel parco attrezzato, che venerdì scorso io e L. (già lì a chiaccherare con il custode) scopriamo essere stato luogo di vandalismo da parte del gruppo di eroi lì in alto che si sta evangelizzando a vicenda.

Il mio immaginario storico è scosso. Una completa e vertiginosa inversione di senso.

http://www.guardian.co.uk/world/audioslideshow/2009/aug/23/israel-settlements-shdema

http://shemittahrediscovered.blogspot.com/2008/05/update-on-shdema-olmert-livni-promised.html

http://www.decolonizing.ps/site/?page_id=488

Lascio la collina dei corvi al suo destino (per oggi) e mi faccio raccogliere da N. e S. Questa volta sono embedded guest di un piccolo team UNESCO.

Domenica 1/24/2010

Giovedi 1/21/2010

Fawwar.

60 anni fa nasceva un’agenzia delle Nazioni Unite dedicata all’emergenza umanitaria scaturita dopo il 1948 e alla programmazione di attività di sostegno per i campi profughi palestinesi, tendopoli sorte l’indomani della Nakba (cioè il Disastro), sparse tra West Bank, Gaza, Siria, Giordania e Libano.

Oggi l’UNRWA, più che di sostegno, si occupa praticamente di sviluppo.
Le persone che abitavano le tendopoli o, se vogliamo, i loro discendenti, pur coltivando quel diritto (cfr. la voce Illusione) al Ritorno nelle case da cui sono stati cacciati, diritto che compare nero su bianco tra gli incartamenti dell’ONU, hanno avvertito la necessità di prendere in mano il loro “qui e ora” per migliorare le proprie condizioni di vita.

Toccata e fuga a Fawwar, uno dei due campi profughi di Hebron. Io faccio da embedded guest. Un giro alla scuola materna appena ultimata a controllare l’ultimazione delle finiture e degli arredi. Per fortuna l’insistenza di S. ha determinato la scelta di colori caldi e solari, invece di una deprimente scala di marroni. I genitori e decisori del luogo temevano casi di shock per le loro creature, ma si sono loro stessi convinti che così è… semplicemente più bello. Si infilano lenzuola e federe nei lettini. Allestimento delle ultime decorazioni. I volti limpidi di un gruppo bambini e bambine tra i 7 e i 10 anni scrutano con divertita curiosità il neo arrivato gigante dai capelli d’argento, la borchia al lobo e l’affascinante macchina fotografica che tenta di portarsi via il ricordo dei loro occhi. Gara di tuffi fra tre ragazzini dall’altalena che quasi fa il giro su se stessa per produrre lo slancio che proietta i piccoli Sotomayor/Howe nell’aria e poi nella sabbia umida.

Si va nell’ufficietto dei capi villaggio, alla ricerca di una soluzione per un grave problema di fornitura d’acqua. Di nuovo entra in campo la politica, quella rappresentativa questa volta, per la fragilità con cui Fatah sta ereditando la difficile promessa di Arafat di sobbarcarsi le spese delle utenze. Già sapete chi le eroga no?

Uscendo, noto un villone a poche centinaia di metri, pare di un impresario edile palestinese con dimora a Londra.

Da domani, pausa…
Round-abouts.
La produzione in ufficio in questi giorni è stata abbondante e piena di soddisfazioni. Così posso permettermi di visitare nuovi luoghi per qualche giorno.

Silenzio post.

“Rawabi, la città simbolo della nuova Palestina.”

Nessun filtro, nessun commento.
Questa volta faccio solo il postino.

http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/12/08/1102231-rawabi_citta_simbolo_della_nuova_palestina.shtml?refresh_ce

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1103993.html

Galleria video del sito ufficiale.
http://www.rawabi.ps/video.php