Febbraio 2012
14 post
Feb 23
“Spatial 
form 
can
 alter
 the 
future 
course 
of 
the 
very 
histories 
which...”
– Doreen Massey (1993) ‘Politics and space/time’ in Michael Keith and Steve Pile (eds.) Place and the Politics of Identity London: Routledge p. 159
Feb 22
Feb 22
Feb 22
Che cosa farai? →
Feb 20
Tempo.
gadžo: Parli di rapporto con la durata, qual è la viscosità del tempo a Dheisheh?
غريب: Scorre, dal momento in cui le visioni si sono aperte. La connotazione del Dheisheh non si è diversificata di molto nella qualità ambientale, perché i problemi a cui è soggetto sono gli stessi di tutti gli altri campi, ma le menti qui corrono sicuramente più veloci perché è maturato un dibattito vivace e aperto sul bene comune, che è un complesso sistema di desiderata individuali. Quando abbandoni un visione cristallizzata su urgenze del passato e di altri, il tempo cammina assieme alla maturazione di ciascuno...
gadžo: Immaginare di restare o sognare di tornare provoca effettivi scontri generazionali nelle famiglie o è una questione teorica? Hai delle storie per noi?
غريب: Penso che "teoria" non sia dissociabile da "realtà". La parola deriva dal greco e significa "guardare", "osservare". Ha a che fare con la visione. Articolandosi, questa visione ha arricchito anche l'immagine di sé che ciascuno può proiettare nel futuro, influenzando il proprio comportamento qui e ora. Concretizzarla però ti mette di fronte ad un governo normativo antagonista che rimescola le carte in continuazione e costringe ad una flessibilità ( o resistenza) mentale difficile da trovare altrove. Ti racconto due esempi. Naji, combattivo direttore di Al-Feneiq e uno degli artefici del miglioramento del campo, sostiene che se gli dessero la possibilità di tornare al suo villaggio d'origine lo farebbe subito e che la sua famiglia, se lo volesse, potrebbe seguirlo o rimanere tranquillamente dov'è, al Dheisheh, che nel frattempo si è trasformato nel più grande campo della West Bank... ma questo è un dettaglio. Oppure non è raro, pare, che gli anziani, in conversazioni familiari, dicano "e che ci ritorno a fare nel mio villaggio, la mia vita è qui... non voglio mica stare in mezzo a tutti quei sionisti!", per poi esclamare davanti alle telecamere, in veste pubblica "certo che tornerei subito!".
gadžo: Cosa sarebbe una cittadinanza senza nazionalità?
غريب: Grazie... questo è il grande tema del nostro indagare. Potremmo dibattere ore sul fatto che la cittadinanza è basata sui diritti e che questi ultimi dipendono dai contenitori nazionali, poche volte in grado di accompagnare la differenza di talenti e di urgenze individuali, piuttosto riducendo le possibilità orientandole in idee più mansuete e gestibili. Ma non è un caso se i Refugee Camps siano come "buchi nello spazio palestinese": sotto l'amministrazione dell'ONU dentro uno stato senza nazione... da un lato quindi sotto assistenza umanitaria e dall'altro sospesi da ogni diritto, se non una disperata e irriducibile auto-organizzazione. Preferisco chiudere lasciando aperta la tua domanda come una strada da costruire ma... se l'unica costante fosse il cambiamento?
Feb 19
Feb 16
“The development of camp affects the right of return. We are in the middle point...”
– Notes during “Urban research: the camp and the city”. Al-Quds University, conversations in Abu Dis.
Feb 13
Campus in Camps chiama Re:Habitat.
gadžo: ... mi hanno colpito molto le parole di S. - qualcosa che riconosciamo dentro, ma alla quale a volte non sappiamo se credere...
غريب: anche a me sorprende sempre questa capacità, in un contesto estremamente problematico, di mantenere un'autonomia etica e di pensiero. Quando si tratta di situazioni socialmente devastate, è facile aspettarsi un intervento di carattere assistenziale. La domanda tipica è "Sì ma chi sono i beneficiari delle tue azioni? State portando degli esiti concreti? O è pura ricerca intellettuale?". A. mi ha segnalato a tal proposito questo illuminante talk di Sarat Maharaj a Berlino http://youtu.be/QyTnzv1gymg
gadžo: anche noi, lavorando con i rom, ci siamo scontrati spesso con questa visione. Credimi, io penso sia fondamentale l'approccio sociale, ma si fa molta fatica a ottenere legittimità per i lavori che agiscano sull'immaginario, i cui beneficiari non sono quantificabili, qualificabili né misurabili in un tempo certo.
غريب: Operare su un'immagine del futuro significa anche offrire un ventaglio di pensabilità in grado di superare lo schiacciamento nel presente, come dice Adriano Zamperini (http://issuu.com/ReHabitat/docs/sispa_n11/1). Quando qualcuno per esempio commenta il lavoro di DAAR criticando la mancanza del classico repertorio del disagio palestinese, S. scatta rivendicando "ma io sono palestinese! Lo faccio principalmente per dare la possibilità di un futuro migliore a me e alla mia famiglia...".
gadžo: Su cosa state lavorando esattamente?
غريب: L'obbiettivo di Campus in Camps è offrire a 15 giovani tra i 20 e i 25 anni provenienti dai Refugee Camps l'opportunità di una formazione di alto livello, indagando nuovi modelli di rappresentazione della realtà dei Refugees, leggo dal protocollo che ho qui sotto gli occhi "a two-year process over the question of visual and cultural representation and its narration"... in sintesi ti posso dire che l'intento è uscire dall'abusata accezione del "profugo=vittima" e quindi soggetto solo ad azioni assistenziali, per farne emergere l'aspetto di "agente politico". Se ci pensi la questione dei rifugiati tiene in piedi buona parte della dimensione conflittuale, parallelamente a quella degli insediamenti illegali dei coloni. Non si può ignorare che è proprio all'interno dei campi profughi che sono sorte e stanno tutt'ora emergendo nuovi stimoli socio-culturali. E politici.
gadžo: Da chi nasce il progetto? DAAR?
غريب: No, ma le persone dietro DAAR (www.decolonizing.ps) ne costituiscono la dinamo progettuale, curandone il coordinamento scientifico, mentre la macchina organizzativa, economica e formativa è sostenuta attraverso una partnership tra GIZ (www.giz.de), UNRWA (www.unrwa.org), Al-Quds University e Bard Honor College (www.alqudsbard.org).
gadžo: Quindi porterete i ragazzi all'Università...
غريب: Questo è il bello, sarà l'Università del Campo NEL Campo! All'interno del Deheisheh Refugee Camp, proprio dietro il centro culturale Al-Feneiq (www.phoenixbethlehem.org).
gadžo: Bello! Questo non l'avevo capito, mi sembra una cosa da mettere in rilievo... anche il fatto che i 15 saranno pagati per due anni, letteralmente lavorando alla propria crescita, mi sembra un aspetto assolutamente innovativo. Da dove vengono i partecipanti, come sono stati selezionati?
غريب: È stato emesso un bando, praticamente in tutti i campi della West Bank attraverso i luoghi tipici dell'aggregazione e il passaparola dei capi villaggio, che hanno una fotografia più chiara di chi, tra le giovani leve, si distingue per avere un'energia particolare per poter emergere... quella spinta che, come sai, ti può anche deprimere se il contesto non ti permette di integrarla socialmente, di riconoscerla. È molto bella questa raccolta di "sognatori", non credi?
gadžo: E me lo chiedi... ma tu dove stai ora?
غريب: Sono ospite da amici, ma fra qualche giorno andrò a vivere nella guesthouse in Al-Feneiq, nel Campo, è importante respirare la vita della comunità...
gadžo: Big bro! La tua prima residenza in un campo profughi?
غريب: Sì!
gadžo: In quanti vivono al Deheisheh?
غريب: Per curiosare sulle cifre ti rimando a questo link dove sono riportati tutti i campi > http://www.unrwa.org/etemplate.php?id=103
gadžo: Ma, in due parole, cosa stai facendo in questi giorni...
غريب: Sto progettando gadžo... gli spazi e gli arredi, un simbolo per la segnaletica... a questo proposito intratterrò uno scambio con altri Re:Habitat, Roberto (architettura e design) e Sara (comunicazione) da Bologna.
gadžo: Grazie per queste prime pietruzze bro, ti seguo…e che la strada ti sa aperta
غريب: Mesci... mal salam!
Feb 12
Feb 12
Bordless minds.
Flashback. Guidando verso Jericho, ormai nel deserto del fiume Giordano, A. mi accende con questa visione: “pensa che in mezz’ora potremmo essere ad Amman…”. Poi, guardandomi con sguardo furbo: “… e da lì, in 3 ore, c’è Baghdad! Ci vogliono solo 5 ore di macchina per arrivare al Cairo”. Aggiungo: “… e magari poi continuare verso Teheran… e poi Kabul! Pensa cosa dev’essere stato il Medio Oriente...
Feb 10
Un campus che nasce dal Campo.
Il più grande regalo che sto ricevendo da due giorni, giunto a Betlemme, è sentire quanto mi sia necessario stare qui per vedere, una volta tanto, le cose arrivare senza cercarle. Materia prima per il pensiero e per le emozioni. Finalmente, sono richieste risposte sensate. È un ambiente duro, impresso sui muri, sul territorio e sulle espressioni della gente. Eppure le cose si muovono per...
Feb 7
Feb 7
Snow. Slow. Bow.
Dal deserto di neve al deserto vero, quello di sabbia, può essere un salto breve. Prendi un aereo da Toronto e vai negli Emirati, per esempio. Da Bologna a Jericho non immaginavo di poter vivere in prima persona un simile cambio di scenario. Di assaporarlo un pò per volta, come si usava un tempo. Partenza il 30 e arrivo il 31, questo era il programma. Trasformatosi da routine di viaggio aereo...
Feb 6
1 nota
Feb 22
Feb 6
Feb 4
Feb 3
Gennaio 2010
30 post
Gen 29
Mai più. Mai più... Masada cadrà.
Lo sapete, sono un uomo di pace. Cerco sempre di trovare la strada dell’intelligenza integrale anche quando lo stomaco e l’emotività sembra prevalere. Eppure ho deciso di sospendere momentaneamente la parola Pace dal mio vocabolario per una verifica attitudinale e di mandarla dal meccanico etimologico per una seria revisione e pulitura, incrostata com’è dal senso comune. Sono...
Gen 29
Gen 26
Gen 25
LETTERS FROM THE PAST.
December 4, 1948 To the Editors of New York Times. Among the most disturbing political phenomena of our times is the emergence in the newly created state of Israel of the “Freedom Party” (Tnuat Haherut), a political party closely akin in its organization, methods, political philosophy and social appeal to the Nazi and Fascist parties. It was formed out of the membership and...
Gen 25
Gen 24
Gen 24
Battir.
Battir è un luogo speciale. Lungo la strada apprendo dalle mie guide altri piccoli dettagli che compongono il set disposto dalla macchina del controllo. Come l’obbligo Stateless in alcuni tratti di passare attraverso dei tunnel e il progetto in fase di realizzazione di una rotonda check-point dove ora si radunano taxi e services, unico modo da Beit Jalla di arrivare motorizzati a Battir e...
Gen 24
The struggle for the hill-top.
[ Ieri mattina ad Oush Grab, un gruppo di coloni ha incontrato le fanatiche “donne in verde” che guidano la riconquista della collina ed ex-base militare, da loro rinominata Shdema. ] Mi faccio lasciare dal taxi a circa 200 metri dal luogo, coperto da una curva alberata per non dare nell’occhio, ma man mano che cammino la mia convinzione precipita per diverse ragioni. Sono solo...
Gen 24
Gen 21
"Rawabi, la città simbolo della nuova Palestina."
Nessun filtro, nessun commento. Questa volta faccio solo il postino. http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/12/08/1102231-rawabi_citta_simbolo_della_nuova_palestina.shtml?refresh_ce http://www.haaretz.com/hasen/spages/1103993.html Galleria video del sito ufficiale. http://www.rawabi.ps/video.php
Gen 21
Gen 20
Gen 19
Gen 19
AscoltaDAMER MUSTATER 73 (Ramallah Underground)
Gen 18
1 nota
The Truman Show vs The Goldstone Report.
Poche nuvole in cielo e un brillante cobalto lo campisce. I soliti 25 gradi al sole e 10 all’ombra. La gente si sveglia presto, il cantiere qui a fianco continua le opere di elevazione in cemento, il materiale privilegiato dall’edilizia locale, assieme alla pietra giallognola e bugnata che riveste tutte le costruzioni. I bambini giocano rumorosamente aspettando lo scuolabus. Vai e...
Gen 17
Name and dress
E.W.: ...don't you feel like it's too much simple? I mean... I think it's very cool this thing of the western alphabet becoming arabian letters, kinda subversing. Works so good on CAMP but doesn't fit for Decolonizing... too cold, needs more life in it...
X: I like this minimalism. It's so stright. It embodies very well the kind of operations we made to profane secularized concepts, to explode the project, to see at one thing and its opposite in the same time...
dy: I think it'is just a matter of identification... "more life" could just mean more movement. Shit... you all are so much influenced by Bansky stencil at Oush Grab, that with the tank removed by municipality, like a car in the city. And this is quite challenging since Banksy is God and it's not confortable to duel with God... no?
X: ...I've just listened a friend of mine... it's true, he expected something more "activist". Even if I don't want to be tagged with this weight of activism... I'm activist inside I don't need to expose... what do you think to focus on the bird-watcher on the top of rifle-tower?
dy: my best in this sense is the migratory bird dropping off the flower bomb, use that! Jokes apart, let's drift into some speculative...
X: I found illuminating Agamben, in the interview he explains how profanation is an operation interesting in the process of dismantling the previous order, but than it's less significant since order tends to reform in another shape. Could you try to dig this concept?
dy: do you really think a logo has to explain the whole thing? This is bloody complicated... better a sign that grabs your sight, punch your chest and squeeze your brain rather than a sophisticated design...
E.W.: could we be inspired by those Salottobuono drawings? Press technics actually is so performative, you can realize a very detailed design.
dy: amazing but too descriptive... I want the jump of fantasy in it. An elegant displacement. A style that remember a stencil should also transmit an activist attitude, even if you don't mean to spray it on the wall.
E.W.: let's push forward decolonizing.ps as a long writing, not just DA, maybe the problem is just that working on initials is too short. The more that arabizing treatement is pushed, the more it works.
dy: ok... I'll try also to add a stand-alone icon...
E.W.: have you seen those Mallarmé images I sent to X? I'd like an art book...
dy: yes and it's a great idea. I think this can help us to balance the content... to unfroze it from its "cold-case study"... move it from the forensic clinicism that research oriented material sometimes shows. A book full of life but not chaotic.
E.W.: yes!
X: much better... I like these experiments your are doing. Less monotonous than a "bang-bang" rithm of reading. Just be carefull of the reading-rithm in itself. Things has still to be understood.
dy: it's incredible right now to me how working on your research and intellectualist texts, working on shape, allignments and different fonts, drifts them to a poetry! Look at this... I could recite like a poet in front of the horizon! (laughs). This is the attitude that many artists working on visual poetry have developed. I think right now this is the best way to fix these complex concepts in one's mind... like when we were children and learned poems by heart... not only because of the homeworks, but because of their charming form...
Gen 17
Everything is politics.
Oggi ho piantato un albero. Qui a due passi una coppia di giovani inglesi, con alle spalle svariati viaggi in sudamerica e un bagaglio di esperienze in agronomia, ha sentito, pensato, deciso di sistemare una casa abbandonata e diroccata, ma saldamente ancorata al fianco di una meravigliosa valletta per qui avviare un progetto di piantumazione. Molto ben fatto per la verità, nulla di...
Gen 15
1 nota
Gen 14
Some interesting in depth road-stories.
THE OTHER SIDE http://theotherside.typepad.com/the_other_side/ PANALUA’S BLOG http://alicesassu.wordpress.com/ THE JAFFA PHOTOGRAPHY PROJECT http://www.guardian.co.uk/artanddesign/interactive/2009/jan/15/jaffa-photography-israel
Gen 11
1 nota
Gen 11
Gen 9
Gen 9
Barba e capelli.
Per smaltire un pò di pesantezza pilifera, X mi manda dal suo coiffeur di fiducia. Andare dal barbiere è in sè una forma di fiducia. Che ho sempre riposto in un uomo generalmente anziano e con una certa esperienza di lame. Una sorta di rituale che mi riporta ogni volta ai tempi dei matrimoni degli amici pugliesi in cui si andava in collettivo prima della cerimonia. O agli ultimi sopravvissuti...
Gen 9
Gen 7
AscoltaOggi è il Natale Ortodosso. Quindi, upload di...
Gen 6
Ciance da-bar: il re (David) è nudo.
A: come ti senti?
B: non lo so... è come aver perso anche l'ultimo briciolo di innocenza...
A: spiegati meglio.
B: beh... un pò mi ha intrigato questo "gioco" di fare il naif, di arrivare qui e raccontare il viaggio come se non ne sapessi nulla, volevo lasciare per un attimo in valigia quello che già sapevo, ma consapevole che non lo conoscevo realmente, libero da ideologie e pregiudizi... portare con me le persone che mi leggono dall'Italia e mettermi sullo stesso piano.
A: anche questo dialogo è un pò naif ad essere sinceri...e poi ti sei camuffato! Insomma... non è mica tanto chiaro quello che stai facendo lì.
B: un pò turista e un pò attivista. La figura del viaggiatore racchiude questo. Non dimenticare la parte che devi sostenere durante gli interrogatori. Ti dà il lasciapassare e un pò finisci per crederci.
A: e ora?
B: e ora giù la maschera, si va diretti.
A: perché... cosa intendi?
B: intendo che le prime visite le ho fatte da solo, senza filtri e badando più a come erano fatte le persone, le architetture. Ora ho incontrato delle guide che mi aiutano a vedere. Soprattutto mi indicano dei luoghi sensibili all'osservazione. E io così ricompongo il mio puzzle... anche se... ora ho scoperto cose che non immaginavo.
A: cioè?
B: ho messo la testa dall'altro lato, l'altro lato della medaglia. Partivo da quello sguardo così fuori luogo del soldato...
A: dove sei stato?
B: a Jaffa e Tel Aviv.
A: dicono sia bello lì.
B: affascinante. Un pezzo affascinante di occidente. Ma un pò come a Gerusalemme, se sei easy e disinvolto nello sguardo puoi anche non vedere realmente, ma fare delle congetture piuttosto aperte. Invece, come dicono qui, "c'è un prima Hebron e un dopo Hebron". Dopo puoi solo essere fuor di metafora. Anche il muro nella sua brutalità non dice tutto. A Jaffa per esempio è stata compiuta un'operazione di cancellazione della presenza araba, quand'è stato il più importante porto arabo fino a metà 700.
A: e dopo?
B: è arrivato Napoleone. Razzia completa. Però mi sconcerta che i cartelli turistici "The Historical Jaffa" partano dall'800. Poi è arrivato il cambio, sotto il mandato degli inglesi. Ora dopo gli ultimi interventi israeliani è tutto un pò un villaggio d'arte e ristorazione, moderne esplanade panoramiche sorte sulle demolizioni di souk arabi. Viva la modernizzazione. Cosa più importante, i palestinesi con cittadinanza israeliana, che vivono qui o Tel Aviv, hanno vita dura. Possono tentare di rivendicare eguaglianza nel trattamento economico, ma rivendicare la possibilità di coltivare e promuovere la propria cultura, ovvero non riconoscere il programma di superiorità sionista, è considerato reato grave. L'Intelligence israeliana ha pubblicamente annunciato che sopprimerà (con vari mezzi) anche le dimostrazioni democratiche in tal senso. Lo ha già fatto e lo sta facendo. Ecco, quello che mi ha sconvolto è aver scoperto uno Stato militarizzato al suo interno, che controlla le opinioni personali.
A: ad esempio?
B: se sei una donna araba e metti caso che stai frequentando un uomo segretamente dalla tua famiglia (che per la società araba è peccato) e si viene a sapere che frequenti gruppi comunisti o anti-sionisti, sei osservata e ti minacciano di raccontare tutto alla famiglia se non riveli i dettagli dei confronti politici clandestini. Oppure... i matrimoni arabi sono sempre molto chiassosi, non è raro sentir cantare dalla strada... insomma possono anche scappare delle canzoni nazionaliste palestinesi. È capitato che agenti facessero irruzione al banchetto facendo un mucchio di domande. Ancora... se sei un israeliano di origini occidentali e ti opponi all'obbiettivo comune, comunque finisci sotto "osservazione speciale".
A: ma che mi stai raccontando?!
B: sono abbastanza scosso anch'io...
A: tornando al soldato...
B: abbiamo incontrato due refusinik, disertori dell'esercito. Due ragazze ventenni che sono andate contro la loro formazione, tradizione, legge e si sono rifiutate di prestare servizio militare. Ormai è una piccola realtà qui in Israele. Invece di sorbirsi i due anni obbligatori (3 per gli uomini) hanno preferito sostenere qualche mese di carcere e due commissioni militari.
A: come gli è andata?
B: alla fine sono state dichiarate insane di mente per aver rinnegato il progetto sionista e dimostrato simpatia per gli esseri umani di nazionalità palestinese, se lo porteranno sul groppo... continueranno l'università ma possono scordarsi le borse di studio e una volta terminata arriva un complicato ingresso nel mondo del lavoro.
A: perché si sono rifiutate?
B: c'è chi si informa, c'è chi parla. Si viene a sapere come interviene l'esercito a Gaza e nella West Bank. L'appartheid è protetto e spianato da un corpo militare infarcito di pregiudizi, oltre che ferrea formazione marziale. Se dici loro che vivi a Betlemme ti guardano con due occhi e ti chiedono se non hai paura a vivere in mezzo alle bestie arabe.
A: che clima si respira in Israele?
B: puoi tranquillamente vivere senza sapere che c'è un occupazione in corso. Anche perché per essere cittadino israeliano devi sposare il sionismo, senza mezzi termini. Mi ero fatto l'idea di una società frammentata, quando in realtà è una società inesistente. Il sionismo unisce tutti, non perché sia la migliore visione, ma perché altrimenti sei fuori.
A: di ogni nazione devi accettare la sua Costituzione, ossia il suo progetto di Stato.
B: te l'ho detto, qui non c'è la Costituzione. C'è il progetto sionista, ovvero ri-prendersi la terra promessa da Dio. Che poi... parte tutto dall'ultimo conflitto mondiale no? Gli stati vincitori hanno preferito regalare una terra di altri, piuttosto che affrontare le responsabilità dell'Olocausto e ri-accogliere deportati ed esuli. Che tornava pure comodo come base per controllare le risorse petrolifere, estendere nuovi mercati e controllare lo scenario medio-orientale. Controllare mica tanto... in ogni caso ancora sostengono finanziariamente questo scenario.
A: dicono che comunque non c'era nessuno, a parte i beduini, su questo lembo arido di Mediterraneo, ora un eden rigoglioso...
B: a parte il fatto che i beduini sono la dimostrazione che certi deserti esistono da prima dell'uomo e che l'uomo ha trovato il modo di frequentarlo... dopo il 1948 sono stati deportati più di 630.000 palestinesi (gli attuali profughi sparpagliati nei campi palestinesi, siriani, libanesi e giordani) e ne sono rimasti 100.000. Siamo comunque grati ad Israele per i pompelmi, ma l'agricoltura non è il suo principale businness.
A: non dirmi...
B: già. Armi. È il primo mercato al mondo. Le più sofisticate. I migliori. Ma non è tutto qui. Se hai tempo vai su http://www.alternativenews.org/publications/
A: sei un filo-arabo.
B: macché... è che sono occidentale, come gli israeliani. E vedo in quello che stanno facendo una lucida applicazione su tensioni fin'ora da noi, tuttosommato, appena avvertibili. E guarda che il nostro mondo, quello occidentale intendo, è cresciuto su basi coloniali e i meccanismi non erano tanto diversi. Cioè... non lo sono tutt'ora.
A: ma dove vuoi andare a parare?!
B: ehm...non ora...
Gen 4
GuardaGuarda
Se cadete dalle nuvole, non vi preoccupate. Nemmeno i Congress-men democratici che, in linea con la tradizione americana, hanno sempre supportato Israele con 2.000.000 $ l’anno, conoscono il problema. A chi sembra un triste ritorno al passato, è piuttosto un caso paradigmatico dell’uso del potere e del mantenimento del controllo con nuovi strumenti giuridici, militari e tecnologici.
Gen 3
Hebron.
Ogni giorno che passa si accumulano e verificano punti di vista apocalittici, mentre si sfocano e deformano via via le immagini di quasi vent’anni fa in cui si stringevano la mano Peres, Rabin e Arafat. Più Nobel per tutti. La realtà è che quelle immagini di pace, tema ricorrente negli anni ‘90, deformate lo erano in partenza, a misura dell’ingenuità mia e collettiva mentre oggi...
Gen 3
Gen 1
Dicembre 2009
13 post
GuardaGuarda
Intervallo.
Dic 29
Dic 29