Tempo.
| gadžo: | Parli di rapporto con la durata, qual è la viscosità del tempo a Dheisheh? |
| غريب: | Scorre, dal momento in cui le visioni si sono aperte. La connotazione del Dheisheh non si è diversificata di molto nella qualità ambientale, perché i problemi a cui è soggetto sono gli stessi di tutti gli altri campi, ma le menti qui corrono sicuramente più veloci perché è maturato un dibattito vivace e aperto sul bene comune, che è un complesso sistema di desiderata individuali. Quando abbandoni un visione cristallizzata su urgenze del passato e di altri, il tempo cammina assieme alla maturazione di ciascuno... |
| gadžo: | Immaginare di restare o sognare di tornare provoca effettivi scontri generazionali nelle famiglie o è una questione teorica? Hai delle storie per noi? |
| غريب: | Penso che "teoria" non sia dissociabile da "realtà". La parola deriva dal greco e significa "guardare", "osservare". Ha a che fare con la visione. Articolandosi, questa visione ha arricchito anche l'immagine di sé che ciascuno può proiettare nel futuro, influenzando il proprio comportamento qui e ora. Concretizzarla però ti mette di fronte ad un governo normativo antagonista che rimescola le carte in continuazione e costringe ad una flessibilità ( o resistenza) mentale difficile da trovare altrove. Ti racconto due esempi. Naji, combattivo direttore di Al-Feneiq e uno degli artefici del miglioramento del campo, sostiene che se gli dessero la possibilità di tornare al suo villaggio d'origine lo farebbe subito e che la sua famiglia, se lo volesse, potrebbe seguirlo o rimanere tranquillamente dov'è, al Dheisheh, che nel frattempo si è trasformato nel più grande campo della West Bank... ma questo è un dettaglio. Oppure non è raro, pare, che gli anziani, in conversazioni familiari, dicano "e che ci ritorno a fare nel mio villaggio, la mia vita è qui... non voglio mica stare in mezzo a tutti quei sionisti!", per poi esclamare davanti alle telecamere, in veste pubblica "certo che tornerei subito!". |
| gadžo: | Cosa sarebbe una cittadinanza senza nazionalità? |
| غريب: | Grazie... questo è il grande tema del nostro indagare. Potremmo dibattere ore sul fatto che la cittadinanza è basata sui diritti e che questi ultimi dipendono dai contenitori nazionali, poche volte in grado di accompagnare la differenza di talenti e di urgenze individuali, piuttosto riducendo le possibilità orientandole in idee più mansuete e gestibili. Ma non è un caso se i Refugee Camps siano come "buchi nello spazio palestinese": sotto l'amministrazione dell'ONU dentro uno stato senza nazione... da un lato quindi sotto assistenza umanitaria e dall'altro sospesi da ogni diritto, se non una disperata e irriducibile auto-organizzazione. Preferisco chiudere lasciando aperta la tua domanda come una strada da costruire ma... se l'unica costante fosse il cambiamento? |
Domenica 2/19/2012