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The Truman Show vs The Goldstone Report.

Poche nuvole in cielo e un brillante cobalto lo campisce. I soliti 25 gradi al sole e 10 all’ombra. La gente si sveglia presto, il cantiere qui a fianco continua le opere di elevazione in cemento, il materiale privilegiato dall’edilizia locale, assieme alla pietra giallognola e bugnata che riveste tutte le costruzioni. I bambini giocano rumorosamente aspettando lo scuolabus. Vai e vieni di gente. Il souk pullula. Coltivazioni di ulivi adulti e di più recente piantumazione.
In strada, come ogni giorno passa l’ambulante che vende quella strana enorme baguette a ferro di cavallo cosparsa di sesamo.
Ai check-point la fila si dispone con ordine, qualcuno sta in silenzio altri parlano. E ridono. Da qualche mese hanno pure istallato i cessi e ai lati di una sorta di “nicchia d’attesa”, arredata con panchine di ferro, pendono sul freddo cemento alternato alle pareti di acciaio mobili, due minuscoli vasi con striminzite piante grasse che sembrano finte. Da quanto ho capito, il faticoso frutto del mandato Blair per la pacificazione dell’area. Una spremuta di competenze politiche che hanno prodotto, dopo mesi e mesi, l’abbellimento (say what!?) dei dispositivi di filtraggio umano. Congiuntamente alla creazione di un apparato di controllo sotto la giurisdizione dell’Autorità Palestinese: ridicoli posti di blocco formati da un paio di bidoni, bande foragomme e qualche soldato annoiato.

Insomma, sembra proprio una fottutissima, meravigliosa, giornata. In terrazza o per la strada, vorresti stiracchiarti e con un sorriso esclamare “Buongiorno vicini!!”

Dalla festa in cui sono stato recentemente, vedo nei giovani la voglia di divertirsi, ballare sfrenatamente, alzare il volume. Poi improvvisamente incroci lo sguardo di un uomo più anziano (più o meno della mia età), H., con le palpebre a mezz’asta e la mascella contratta, l’espressione un pò imbarazzata, che esorta gentilmente ad abbassare i toni. Più pudore please… conteniamoci.
Indagando scopri che H. è uno dei tanti ex-giovani che sono stati arrestati perché membri di un comitato politico indipendente, perché manifestanti, ma senza macchia. In via preventiva. L’incarceramento può durare al massimo 6 mesi. Rinnovabili come gli abbonamenti. H. si è cuccato complessivamente un anno e mezzo.

Cammini curioso per le ariose strade di Ramallah e ti imbatti in storie come quella di Luai, non più taciuta, che ha avuto la sfortuna di essere troppo preciso scagliando una pietra durante la seconda intifada. Colpito al sopraciglio un soldato, una settimana dopo sono andati a prenderselo in casa grazie agli embedded reporter e le telecamere. Tre anni di prigione, qualche tortura, braccia rotte e un ginocchio massacrato che lui stesso mi chiede di toccare per sentire un’improbabile protuberanza. No, una rotula non è fatta così Luai… lo so.

Holy shit. Era una bellissima giornata e ovunque per strada, anche a Betlemme, non fai in tempo a chiedere un’informazione che qualcuno parte a raccontarti una storia simile. Donne e uomini incarcerati preventivamente, per quanto non si sa. L’abbonamento al cinema Garage Olimpo potrebbe essere rinnovato. La tua sala 101, la tua preferita, ti aspetta se non ti comporti bene. Ho quasi la sensazione che sia tutto talmente un set, che sò, di Visitors mi suggerisce K. (fortunata serie tv degli anni ‘80), tanto da pensare che comincino a vendermi queste storie. Ci sono bambini che fanno a gara per portarti ai luoghi dove qualche resistente (effettivo o preventivamente plausibile) è stato terminato, ma il fatto che non chiedano soldi mi fa pensare a storie vere.

www.vvisitors.it/

La normalizzazione delle situazioni dolorose o stressanti, soprattutto se perpetrate per lungo tempo (qui sarebbe più corretto definirlo un programma a medio-lungo termine) è una capacità degli organismi per sopravvivere. Ci si abitua a tutto. Siamo degli esperti in questa specialità. Ma questo non ha nulla a che vedere con un’altra componente che è la resilienza, ovvero la capacità di un sistema vivente di ripristinare e rafforzare la propria struttura dopo una catastrofe.

La rima con resistenza è puramente casuale, il riferimento a fatti o persone realmente esistiti invece è voluto.

Qual’è l’antidoto all’anestesia totale, lenta e progressiva? Senza passare alla violenza?
A parte i discorsi di rito sulle pratiche dell’ascolto, la creatività, la diplomazia e i ponti di comunicazione, molto pragmaticamente il dr. E. suggerisce che la gente, ultima e vera detentrice della possibilità di cambiamento, debba protestare non contro King David ma contro Al Fatah, che con la sua debolezza, vacuità e addestramento al controllo del territorio, sta consegnando pezzo dopo pezzo la terra all’invasore e, cosa forse più grave, annullando la creatività e positività della prima intifada soppiantandola con le armi, consegnando praticamente nelle mani di Hamas le redini della causa.

L’altro antidoto è la messa in atto delle direttive apparse nel Report redatto dal team di Richard J. Goldstone.

Questo signore di 70 anni è nato in Sud Africa, dove ha operato per anni come giudice della Corte Costituzionale. Ha fatto parte del Tribunale Internazionale per i Crimini di guerra, trattando tematiche bollenti come il conflitto nei Balcani o i genocidi in Rwanda. Termini come appartheid e violazione dei diritti umani li conosce molto bene.
Nel 2009 Goldstone ha condotto un’indagine molto accurata riguardo l’ultima operazione militare israeliana di largo respiro, ovvero Cast Lead (Piombo Fuso). L’obbiettivo era far emergere, se rintracciate, le prove di effettivi abusi da parte di Hamas (più altre organizzazioni armate palestinesi) e di Israele.

Ne sono usciti tutti malconci. Crimini di guerra e contro l’umanità da una parte e dall’altra. Se in qualche modo la vana brutalità degli apparati para-militari palestinesi non ci sorprende, il ritratto delle azioni compiute dall’esercito israeliano è devastante e dovrebbe spiazzare anche i difensori senza se nè ma della stella di Davide. Si è sollevato un polverone. Israele rispondere di fronte ad un tribunale Internazionale? Non sarebbe la prima volta. Per crimini di guerra invece sarebbe un vero e proprio battesimo. Questo ovviamente non succederà perché il veto di importanti attori dello scenario politico internazionale ha un peso decisivo. Quiz: indovina chi.

Alcuni adulti statunitensi che ho avuto modo di incontrare qui, mi hanno smontato anche un mito più recente. Pare che l’amministrazione Obama (“Obama? He is the establishment!”) sia mal vista tanto da Israele, che attraverso le sue influenze lobbystiche farà di tutto per rovesciarlo, quanto dalle frange politiche palestinesi. Un interlocutore debole per entrambe le parti.

http://www.forward.com/articles/114867/

http://zionism-israel.com/israel_news/2009/10/richard-goldstone-not-popular-among.html

Le mie semplificazioni non rendono atto della complessità della situazione. 
Quindi per stasera, torniamocene ad una vigile normalità, al turismo culinario e al contatto con la strada.

Domenica 1/17/2010