Il mio tallone d’Achille è la sinusite mista ai cervicali e la posizione nel taxi collettivo, in fondo e laterale, mi impone una lama di vento che spiffera dal finestrino di fronte. Non c’è modo di chiudere quel dito e mezzo che separa i due vetri.
Quando arrivo a Nablus sono già mezzo stordito. L’animosità dell’enorme e meraviglioso mercato completa l’opera e mi mangio le mani a non poter leggere con lucidità questa pur meravigliosa città, nonostante i segni lasciati dalla repressione che ne fanno la più martoriata della seconda Intifada. Si vede che è una città più povera. Si vede che la gente mostra segni di imbruttimento. Più duri. Ma sempre disponibili a darti delle indicazioni, qualcuno ad accompagnarti direttamente al luogo, altri ancora a sorridere.
Lo vedo anch’io che manifesti e locandine che ritraggono i “martiri” dipartiti o incarcerati qui si sono moltiplicati, rispetto a quanto visto nelle altre città. A Ramallah compaiono anche dotati di retroilluminazione, ma qui la quantità ti fa sentire di percorrere un assurdo e lunghissimo necrologio.
Mi riconnetto con il post “cattive notizie da Nablus e Gaza”… neppure un mese fa l’esercito aveva reagito contro tre probabili terroristi. Leggo da altre fonti di informazione che non sono stati uccisi nei pressi del muro, ma che sono andati a prenderseli a casa. La notte. E senza scontri a fuoco, ne verifiche o processi… bum bum. “Non ti meravigliare… capita spesso così. Si fa prima”.
Per gli amanti della pornografia del conflitto, un link. http://electronicintifada.net/v2/article11001.shtml
Ah già chiedo scusa… ero ufficialmente in vacanza, ma le contingenze mi hanno portato ad un breve ritorno a Betlemme e al solito resoconto poco pacifico. Vogliate perdonarmi. A Nablus fanno il famoso sapone all’olio d’oliva, talmente buono che vi verrebbe voglia di addentarlo. I dolci sono strepitosi, tanto da rendere questa città un riferimento per gli amanti del genere.
Domani se smette di piovere che Allah la manda vado al mare. Promesso.
Pace e bene.