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Mai più. Mai più… Masada cadrà.

Lo sapete, sono un uomo di pace. Cerco sempre di trovare la strada dell’intelligenza integrale anche quando lo stomaco e l’emotività sembra prevalere. Eppure ho deciso di sospendere momentaneamente la parola Pace dal mio vocabolario per una verifica attitudinale e di mandarla dal meccanico etimologico per una seria revisione e pulitura, incrostata com’è dal senso comune.

Sono cresciuto in un’epoca che ha creato il prodotto della Pace® attraverso una stagione di eventi le cui dinamiche per forza di cose non potevano essere realmente spiegate o approfondite dai media. Negli anni ‘90 Pace® si è rapidamente diffusa a livello globale attraverso il tappeto blu delle forze “liberali” occidentali e il progressivo deterioramento del blocco “pauperista” comunista. Così sembrava, almeno.

Contestualizzando, nel ‘93 i processi di pace di Oslo e Camp David delineavano uno scenario di grande fiducia in Medio-Oriente, dove gli attori in campo scendevano dal tank per interloquire e stringersi la mano. Ma pochi sapevano che cosa quei trattati serbavano per la spartizione del territorio. Il clima che si respirava in Israele e Cisgiordania era di autentico rilancio e fiducia. Tuttavia, oltre all’effetto rilassante di massa, tecnicamente non hanno risolto ma anzi complicato la gestione del territorio, quindi del conflitto, offrendo alla più forte delle parti in gioco ben presto la possibilità di amministrare pressoché tutto lo spazio, nel dedalo delle aree A-B-C, con licenza di sconfinamento. Con mezzi legali, apparentemente legali o totalmente illegali a forte predominanza di questi ultimi. Con quale complicità dell’OLP, non lo so.
Pronto un collaterale e fiorente mercato dei Diritti Umani®, producendo grandi affari in Palestina così come in Africa e America Latina.

Pace® quindi. E Amore®, Libertà® e Democrazia®. Partecipazione®. Dialogo®.
Solidarietà®.

Svuotamento di senso. Ascoltando le parole di persone come Schifani in Parlamento (tanto per fare un esempio vicino e di preoccupante ordinarietà) si capisce facilmente che la retorica si è totalmente impossessata di questi concetti come un cavallo di Troia, per lubrificare le azioni di governo: sodomia di massa.
La retorica del “Mai più” invece, così come delle Giornate Commemorative® e dei Minuti di Silenzio®, non è stata accompagnata da una reale comprensione della complessità dei fatti e soprattutto delle dinamiche interne all’essere umano. A partire dall’Olocausto se vogliamo e soprattutto nel suo legame con la formazione dello Stato di Israele. Mi dichiaro colpevolmente ignorante e in fase di rimedio, spedendo a letto senza cena la Pace® e dando un’occhiata io stesso molto più da vicino, recuperando il tempo perduto su qualche buon documento e agendo.

Dovrebbe essere inconcepibile che l’oggetto del “Mai più”® sia oggi perpetrato, in modo abile, laterale e complice, dai discendenti di quello stesso dramma emblematico a riassumere tutta la brutalità di cui è capace l’essere umano nei confronti del prossimo, facendosi loro stessi i più grandi profanatori della Shoah. Eppure è ingenuo pensare così. La realtà è che la tecnologia evolve molto più velocemente dell’essere umano, modificato e agito dalla tecnologia stessa. L’evoluzione intenzionale rimane una dote ancora d’elite e le istituzioni formative d’apparato ringraziano una dilagante mansuetudine. Una questione di rapporto tra colonialismi e colonizzati. Di strategie di estensione e mantenimento del modello e di eliminazione delle cause che questa estensione frena. Refrattari (o impreparati) alle interferenze e al cambiamento.

Quindi è tempo di sostituire le categorie astratte con concetti più concreti e con azioni definite da un panorama organizzativo e attivo che vi si aggreghi. Si dovrebbe partire, per fare un esempio, da:
- il rispetto del Diritto Internazionale
- lo stop REALE agli insediamenti
- restituzioni realistiche o compensative dei terreni confiscati e del danno psicologico
- la condivisione delle risorse
- l’eliminazione delle barriere fisiche e psicologiche che impediscono lo sviluppo e l’evoluzione palestinese
- metodologie non violente di pressione sociale internazionale
- l’individuazione della rete di complessità
- la formazione di gruppi di lavoro sul campo 
- ecc…
Questi non sono ingredienti di un processo di Pace, ma a malapena alcune opportunità per lenire, ad oggi, sentimenti distruttivi. Poi si vedrà.

Israele si è conquistata il diritto di esistere. Il suo popolo dev’essere rispettato. Ostaggio, come i palestinesi, di un dispositivo statale, legale e militare che non si è dotato di strumenti costituzionali per il rispetto della persona con pareri e consuetudini civili differenti. 
Ribaltando l’idea comune che un pò tutti abbiamo, potremmo affermare che non è pronta per diventare una democrazia.
Questa testosteronica nazione si è ricavata il proprio spazio. Ma non gli basta. Altro ne rivendica per motivi geo-politici e altro per motivi religiosi. Una lotta protratta con atteggiamenti estremisti e fanatici. Le motivazioni non sono molto diverse da quelle di altre colonizzazioni della storia. L’America con i pellirossa e gli indios, il Sud Africa, l’India, il Medio Oriente, l’Africa nera e quella settentrionale. Le tecniche invece sono clinicamente raffinate, anche nella loro brutalità. Mimetiche.

Sono stato a Masada, rudere dell’antica città della Giudea posta sulla cima di un monte affacciato sul Mar Morto. Un luogo unico e dalle suggestioni più sublimi. Nel cuore della Cisgiordania (in Palestina, Territori Occupati). Alle spalle il deserto, di fronte la Giordania. Un luogo strategico che è stato teatro nel 72 d.C. del suicidio di massa della comunità ebraica che lo abitava, motivato dall’inesorabile avanzata dell’esercito romano arrivato a reprimere l’ultima e apparentemente insespugnabile roccaforte della rivolta giudea. Meglio morire che finire trucidati o schiavi.

Qui i cadetti dell’esercito israeliano vengono a prestare giuramento e a rinnovare l’orgoglio nazionale in questo naturale trampolino per la volta celeste, all’urlo di: “Metzadà shenìt lo tippòl!”.
Mai più Masada cadrà.

Venerdi 1/29/2010